martedì 29 dicembre 2015

Mario Panizza: le Università sono chiamate a sperimentare modalità nuove per attrarre e mantenere gli studenti

Mario Panizza: le Università sono chiamate a sperimentare modalità nuove per attrarre e mantenere gli studenti
ROMA - «Il calare degli iscritti ai corsi triennali (-2,3%) e il contestuale crescere delle iscrizioni ai corsi magistrali a ciclo unico (+1,3%), come emerge dall’Annuario statistico Istat 2015, è un dato ambivalente. Se rivela una minore predisposizione a continuare gli studi, attesta però un’affezione di chi nelle università ci entra. Chi entra rimane, sembrerebbe», così Mario Panizza, rettore dell’Università degli Studi Roma Tre e presidente del Crul (Comitato regionale di coordinamento delle università del Lazio) commenta i dati Istat resi noti oggi.
«Per contrastare la tendenza di questi ultimi anni in Italia, in cui non si è investito abbastanza in cultura e ricerca, gli atenei sono chiamati a sperimentare modalità nuove per attrarre e mantenere gli studenti. Roma Tre registra una tenuta dei nuovi iscritti, nonostante il calo delle immatricolazioni che ha colpito numerosi atenei, scuramente per una felice alleanza tra l’impegno del corpo docente, l’idoneità delle strutture edilizie e l’attenzione verso la condizione studentesca», sottolinea il rettore Panizza. «Oggi la capacità di attrarre assume tutto il suo significato se coniuga l’insegnamento universitario con una continua capacità d’innovazione negli obiettivi e nei metodi, per interpretare i cambiamenti e intercettare le domande derivanti dalla spinta alla globalizzazione, dal rispetto della storia e della cultura del territorio e dal quasi illimitato accesso alla rete. E’ quel che cerchiamo di fare qui a Roma Tre».
Quanto all’esodo degli studenti dal Sud al Nord, e lasciare il proprio territorio è una circostanza che scoraggia le immatricolazioni, «l’unico modo di rilanciare l’università in Italia, è quello di “fare rete” con atenei territoriali, creare collegamenti per razionalizzare le risorse e le competenze. Forse così anche al Sud le università potranno ricominciare a crescere», suggerisce Panizza.
Infine, anche un’oculata gestione finanziaria delle università può aiutare: nonostante la cronica scarsità di finanziamenti, con una manovra pluriennale abbiamo distribuito gli studenti in un maggior numero di fasce reddituali. Questi ci ha consentito di ottenere un maggior gettito per la creazione di un Fondo di garanzia per i servizi agli studenti che in questo anno accademico ci permette di spendere 605 mila euro per avviare nuovi progetti, ridurre tasse e contributi, aumentare le borse Erasmus +, premiare le matricole più meritevoli. Il tutto in applicazione del principio della progressività delle tasse e con il proposito d’introdurre elementi di premialità».

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