giovedì 19 novembre 2015

All'Irst il primo studio su pazienti affetti da melanoma già trattati chirurgicamente per evitare le ricadute del tumore

All'Irst il primo studio su pazienti affetti da melanoma già trattati chirurgicamente per evitare le ricadute del tumore
MELDOLA (FORLÍ-CESENA) - È partito all’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) Irccs, il primo studio in Italia su pazienti affetti da melanoma già trattati chirurgicamente che mira a valutare le potenzialità delle terapie con cellule dendritiche nel prevenire le ricadute della malattia. L’idea alla base del protocollo di fase II randomizzato sviluppato dall’equipe dell’Unità di Immunoterapia e Terapia Cellulare Somatica coordinata dal dottore Massimo Guidoboni sotto la direzione scientifica del professore Dino Amadori, è che, potenziando le naturali capacità di difesa dell’organismo, questo sia poi in grado di contrastare la ricomparsa nel tempo della neoplasia.
Un’evoluzione di malattia, quella delle ricadute, che colpisce frequentemente i pazienti affetti da melanoma con esiti purtroppo infausti. Considerando che l’attuale standard clinico, in assenza di specifici trattamenti post-operatori, prevede la semplice osservazione del quadro clinico del paziente, lo studio IRST potrà rappresentare un significativo passo in avanti nell’affrontare una neoplasia così aggressiva e con i tassi d’incidenza a più rapida crescita tra i tumori solidi.
Il melanoma è un tumore che origina dai melanociti, cellule preposte alla produzione di melanina. Può, pertanto, insorgere in tutti i distretti corporei in cui siano presenti queste cellule, quindi non solo la cute – la tipologia, comunque, più comune con circa 13 casi ogni 100mila abitanti per anno – ma anche le mucose e l'occhio (uvea). L’incidenza di questa patologia è, tra quelle maligne, in costante aumento, con incremento superiore rispetto agli altri tipi di tumore, soprattutto tra i giovani. Se rilevato precocemente, l’intervento di rimozione chirurgica del melanoma di norma assicura alta probabilità di cura definitiva. Al contrario, diagnosticato nelle fasi più avanzate, è un tumore estremamente aggressivo e pericoloso, tanto da provocare la maggioranza (circa il 75%) dei decessi legati a tumori della pelle. La probabilità che il melanoma si ripresenti dopo l’asportazione, o si diffonda in altre sedi del corpo, dipende da quanto profondamente ha invaso i tessuti circostanti la sede primaria. Per i melanomi recidivati attualmente non esistono trattamenti di tipo preventivo ma solo terapeutici quali chemioterapia, immunoterapia e terapie a bersaglio molecolare (cd. terapie target). 
Il protocollo ADCD: i vaccini con cellule dendritiche per prevenire la ricomparsa della malattia – Il protocollo di studio denominato ACDC (Adjuvant Cell-Therapy with Dendritic Cells) prevede l’arruolamento nei prossimi 3 anni di 120 pazienti affetti da melanoma in stadio III e IV resecato radicalmente, ovvero in cui le localizzazioni metastatiche siano state chirurgicamente asportate. Il ciclo di terapie – il primo paziente è stato trattato lo scorso 25 settembre – prevede 6 somministrazioni mensili per 6 mesi. Lo studio poggia, in particolare, sulla capacità già evidenziata da protocolli precedenti, dei trattamenti con cellule dendritiche di suscitare nel sistema immunitario una risposta specifica e prolungata nel tempo contro gli attacchi portati da questa neoplasia. Totalmente costruite con materiale cellulare del paziente, le terapie basate su vaccini con cellule dendritiche, sfruttano la straordinaria capacità di queste cellule non solo di assorbire le proteine anomale (antigeniche) del tumore, ma di esporle sulla propria superficie. Un’azione di “segnalazione” che istruisce il sistema immunitario a riconoscere e aggredire i nemici dell'organismo. Ricavate dal sangue del paziente, dopo coltura in vitro ed esposizione agli antigeni tumorali, le cellule dendritiche sono somministrate attraverso una semplice iniezione intradermica. Una volta introdotte nel corpo, queste raggiungono i linfonodi distrettuali dove “insegnano” ai linfociti cosiddetti “naive” o “vergini” come riconoscere gli antigeni del tumore e a innescare i meccanismi immunitari di rigetto. Si tratta di trattamenti estremamente sofisticati, che esigono impianti e strumentazioni  equiparabili, per sicurezza e precisione, a quelli in dotazione alle aziende farmaceutiche. Proprio per questo IRST ha, da tre anni, operativi una Cell Factory autorizzata AIFA e un Laboratorio di Immunomonitoraggio, dove allestire e controllare, secondo le pratiche di Good Manufacturing Practice (GMP), questi preparati. Obiettivo dello studio è appurare un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da recidiva di pazienti già affetti da melanoma. 
Medicina di precisione. Il protocollo ACDC si inserisce nel percorso di sviluppo di approcci immunoterapeutici, che vede IRST riferimento a livello nazionale. Parallelamente, anche nello studio e nel trattamento del melanoma, la medicina di precisione sta assumendo un ruolo fondamentale. Nata dalla scoperta che prima causa dell’insorgenza dei tumori sono mutazioni a livello genetico che corrompono le attività cellulari, la medicina di precisione in oncologia si propone di mettere a punto, avvalendosi di strumentazioni diagnostiche per la caratterizzazione molecolari, farmaci in grado di colpire esclusivamente specifiche mutazioni del DNA. Inoltre le mutazioni genetiche delle cellule tumorali possono essere individuate da specifici test, che permettono anche di poter scegliere il trattamento mirato più idoneo per quella specifica tipologia di paziente che esprime la mutazione. Nel caso del melanoma, la mutazione genetica più frequente (circa la metà dei casi) è riscontrata a carico del gene BRAF. Proprio in quest’ambito, abbiamo novità terapeutiche recenti che hanno mostrato significativi incrementi della sopravvivenza.

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